Climatizzatore aziendale moderno installato in un ufficio, simbolo ironico del "buon clima aziendale".

Ormai su Linkedin i post si dividono in:

  • grandi lezioni di vita apprese svolgendo un’attività assolutamente comune, tipo respirare
  •  i recruiter non mi richiamano
  •  foto di pasticcini da mangiare con i colleghetti amichetti

Clima aziendale: non basta parlarne

Se in azienda c’è un buon clima, non serve continuare a parlarne. Succede e basta. Se invece passate il tempo a “migliorare il clima aziendale”, a scrivere slide, a incollare frasi motivazionali nei corridoi o a organizzare “aperitivi di team building” con i colleghi, il problema è un altro. Il problema è sotto. Strutturale.

È come dire che una torta è venuta male per colpa del forno. No: hai sbagliato gli ingredienti. E ora cerchi di rimediare con i biscottini in sala riunioni. Si va in ufficio per lavorare e portare a casa lo stipendio, non per farsi gli amici del cuore.

Professionisti, non principini

E soprattutto: non bisogna ingraziarsi i colleghi con pasticcini, gelatini e biscottini. Se un collega “diventa collaborativo” solo dopo il cornetto al pistacchio, non è un professionista. È un bambino capriccioso che avrebbe bisogno di ripetere il primo anno di asilo. E no, non è “una persona particolare con cui bisogna trovare il modo giusto di comunicare”. È un ostacolo vivente al lavoro di tutti gli altri.

Il famoso “clima aziendale” non migliora con le merendine. Migliora se le persone fanno il loro mestiere senza atteggiarsi a principini offesi ogni volta che non vengono adulati. Migliora quando ognuno fa il proprio lavoro con rispetto, senza aspettarsi applausi ogni volta che si comporta in modo decente. Lavorare bene insieme non significa diventare amici per forza, ma essere affidabili, leali, adulti. Il rispetto reciproco è molto più forte dell’aperitivo del venerdì.

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