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5.) i social sono sv…, no sto scherzando. La regola 5 è diversa: il tuo sito è la tua vetrina, la tua sala riunioni e la tua fiera.
Mentre i social vengono guardati alla ricerca di intrattenimento, che può arrivare da un creator, o da una azienda, i siti vengono consultati alla ricerca di informazioni. Finalmente ci sei riuscito. Hai capito che i social sono dei mezzi pontentissimi per avere visibilità e migliorare la reputazione della tua azienda, hai creato contenuti che intrattengono, e finalmente le persone interessate sono arrivate sul tuo sito. Ricorda cosa ho detto prima: lo scopo dei social è tenere le persone sulla piattaforma. La prima buona notizia è che se fai contenuti che intrattengono, il social li mostra a più persone; la seconda buona notizia è che non li mostra più persone casuali: li mostra persone che, dopo essere state attentamente profilate, hanno mostrato interesse per quella categoria di prodotti.

Per esempio, Instagram non mi mostra contenuti di cucina, mi mostra contenuti di fotocamere, grafica e marketing. Perché sa che è questo ciò che guardo, e sa che mostrandomi contenuti che mi interessano ha più possibilità di tenermi sulla piattaforma e mostrarmi decine di pubblicità di aziende paganti. Ma il sito è diverso. Sul sito ci arriva chi è curioso del tuo prodotto o chi è interessato. Adesso, sul sito, l’utente non vuole più essere intrattenuto, adesso vuole saperne di più, dagli tutte le info che vuole. Se adesso gli racconti della rava e della fava, lo perdi. Ora devi essere professionale. Puoi averlo portato qui in qualunque modo, quello che più si addice alla tua azienda (sforzo, fatica, soddisfazione se sei un brando sportivo; orgoglio, superiorità, ambizione se sei un brand di lusso; eccetera) e ora gli devi spiegare le cose per bene.

https://www.instagram.com/reel/C5lbkLNtANN/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==

Un bel video, che non dice nulla sull’orologio. Ha solo lo scopo di emozionare, creare desiderio. “Mi piace Tag Heuer” (pensa il possibile cliente), “inizio a seguire l’account”.

Tag Heuer continua a pubblicare foto e video che sono semplicemente e solo… belli. Non parlano di caratteristiche tecniche, di precisione, o di altro. Non dicono niente. Poi, dopo un certo tempo estremamente variabile che dipende sia dall’utente, che dal prodotto, l’utente decide di fare un passo in più, e va sul sito Tag Heuer, dove non trova nessun video bello, nessuna storia, nessuna poesia: trova dati: nome dell’orologio, diametro della cassa, materiale e prezzo.

Cliccando su un prodotto si apre una pagina molto semplice e chiara:

  • foto del prodotto: alcune ambientate, altre no. Quelle non ambientate servono a mostrare bene il prodotto, quelle ambientate hanno due scopi: emozionare, far vedere che l’oggetto è reale e bellissimo; creare coinvolgimento, il polso nella foto potrebbe essere il mio, è così che sarei se avessi quell’orologio, sarei una persona di successo
  • breve descrizione: chiara, senza poesie e pipponi autoreferenziali, di cosa sia il prodotto

CHE CONTENUTI USARE SUI SOCIAL? COME? QUANDO?

Domanda da un milione di dollari. Dipende. Dipende da cosa fai, se sei un’azienda B2B o B2C, se vendi prodotti o servizi, in che settore di collochi, in quale fascia di mercato; dipende dalla tua buyer persona, dal budget, dal tipo di prodotto (camion da cava o patatine), dalla nazione, dalla cultura, e da mille altri fattori.

Come se ne viene fuori? Si va da un social media manager, gli si dà il tempo di capire in che mercato si muove, e lo si lascia fare. Se non è “mio cugggino”, troverà il modo di adattare la comunicazione al mercato di riferimento, applicando le regole che conosce, regole che ha imparato passando ore, ore, ore ed ore (ed ore) sui social. Sicuramente tu conosci il cliente, ma ciò che il cliente vuole dalla tua azienda NON È ciò che il cliente cerca sui social.

In generale per Instagram possiamo fare questa classificazione molto generica.

  • Foto: semplici, chiare, possono sia emozionare che illustrare. Possono essere singole o caroselli (inizialmente i caroselli erano un trucchetto per fare in modo che gli utenti passassero più tempo sulla pubblicazione, ora Instagram non misura il tempo che si passa sulla pubblicazione, ma il numero di immagini che vengono viste: adesso il massimo è stato portato da 10 a 20: quindi, mentre prima si mettevano 10 immagini per far scorrere il cronometro, adesso questo pare non funzioni più; Instagram misura il numero di immagini viste, quindi se di 20 immagini si guardano le prime 3, la pubblicazione viene penalizzata. Perché dico “pare”? Perché non lo sa nessuno, con certezza. Non esiste una guida di Instagram e nessuno sa come funzioni l’algoritmo. Bisogna affidarsi alla sensibilità ed all’esperienza del social media manager che fa continuamente esperimenti cercando di capire cosa funziona e cosa no, non solo per le persone, ma anche per l’algoritmo.
  • Reels: per combattere TikTok, l’algoritmo di Instagram privilegia i Reels: quindi pubblicando una foto o un Reel, il Reel viene automaticamente “spinto” di più, quindi ottiene più risultati, quindi il creator è contento, crea altri reels e rimane su Instagram invece che andare su TikTok. Le regole per un Reel di successo sono:
      • Iniziare subito: niente intro, loghi o titoli, non siamo al cinema fermi a guardare il logo universal che ci mette 40 secondi a comparire; in 40 secondi la maggior parte delle persone ha già guardato altri 20 Reels
      • Raccontare una storia: la qualità conta moltissimo: riprese, audio colori sono fondamentali per un contenuto professionale, ma è importante soprattutto la storia. Meglio uscire dal seminato della tua azienda e raccontare una storia che includa anche altri elementi, piuttosto che raccontare una storia mediocre incentrata solo sul tuo prodotto. Ti ricordi l’esempio del lanciafiamme? La cabina telefonica la devi far vedere bene, deve far capire che è reale. Non pensare “sembra uno spot della cabina telefonica”, se la cabina risulta bella, il video è bello, il tuo prodotto è bello
  • Stories: fondamentali per interagire e mantenere alta l’attenzione: si può anche parlare di altro (tanto dopo 24 ore scompaiono, non rimangono lì a sporcare il feed). Si possono inserire box con domande e sondaggi. Più utenti interagiscono, più l’algoritmo è contento, più le pubblicazioni vanno bene. Ovviamente domande e sondaggi devono essere pertinenti: se sono il social media manager di un ristorante non posso chiede “preferisci le auto a motore termico o elettrico?”
        • Live: devono essere molto chiare e dirette. Far vedere quello che succede “per esempio 5 minuti di stand in fiera con la gente che cammina” è noioso. La diretta può essere promossa sulle stories nei giorni precedenti in un giorno ed un orario precisi: si inizia la diretta come se fossero le previsioni del tempo in tv: si dice ciò che si è preparato PRIMA, lo si dice bene, si risponde alle domande che arrivano in chat, e si chiude. Così funzionano.

Per il sito, invece

Per il sito le cose sono diverse ed è impossibile fare una distinzione, anche generale: ciò che funziona per un ristorante può non funzionare per un’officina di restauro di auto d’epoca o una lavanderia.

Ma proviamoci:

  • descrizioni del prodotto: chiare, semplici, comprensibili: niente poesia, niente giri di parole, se c’è troppo testo la gente non legge; se legge un testo inutile la prossima volta non leggerà più
  • descrizione dell’azienda: foto dell’azienda per far vedere da dove arrivi e come sei. Fai vedere i dipendenti, e fai capire che i dipendenti sono importanti per l’azienda (di fatto, i dipendenti SONO l’azienda; i muri da soli non producono e non vendono niente).
    La storia dell’azienda secondo me è da evitare. Lo so che sei cresciutƏ guardando le interviste in tv di gente che diceva “da bambino ero un martello, adesso ho 15 aziende e fatture millemila gilioni al secondo”, ma le nuove generazioni non sono così: non gli interessa che tuo nonno e tuo padre hanno iniziato aggiustando trattori e poi si sono messi a costruire i loro trattori: parla di cosa fai ADESSO e di come, magari, costruisci questi trattori con un impatto ambientale basso.
  • foto di prodotti: devono esserci, ma dipende come: per esempio Tag Heuer non avrebbe potuto fare meglio.
    Per esempio: produci sedie da cucina. Metti un paio di foto con la sedia scontornata e qualche foto della sedia in una cucina. Occhio alla cucina però: se la cucina è brutta, sembrano brutte anche le sedie; se la cucina è spoglia, le tue sedie daranno di poco; se la cucina è fredda, le tue sedie sembreranno fredde. Una bella foto, accogliente, con del cibo (è pur sempre una cucina) faranno sembrare migliori anche le sedie. Non 8000 foto però; sul sito ne bastano un paio: le altre 7998 foto ambientate le metti su Instagram. Magari durante lo shooting ti cade il succo sulla sedia: foto! E fai vedere come è resistente alle macchie e facile da pulire. (Si, puoi far vedere il succo. No, se si vede il succo il post non sembrerà una pubblicità del succo.)
  • video: i video sul sito possono essere più tecnici. Spiegare le caratteristiche, mostrare schemi… qui lo storytelling deve essere ridotto al minimo. Proprio per dare un tocco di umanità concludi il video con una famiglia che si siede sulle sedie in una bella cucina accogliente. 7 secondi, il resto devi far vedere i materiali, l’imbottitura, la robustezza, le finiture. Tutto il contrario sui social: su Instagram funziona far vedere la robustezza facendo salire un muflone sulla sedia, mentre non funziona mettere questo video sul sito
  • Contatti: la parte più importante del sito. Deve essere raggiungibile da ogni dove, pulsanti qua e là (senza essere invasivi) ma deve essere facile contattare l’azienda

CONCLUSIONI

Insomma, l’argomento è vasto e questo breve guida non può certo essere esaustiva, è solo un modo per semplificare ed accorciare un concetto molto vasto sul quale sono stati scritti libri.

Se vuoi approfondire, o ti serve un Social Media Manager in zona Verona e provincia, contattami.

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