Cosa sono e come funzionano i social sono risposte fondamentali da avere prima di iniziare a lavorare con i social. Prima di pubblicare foto del prodotto aziendale come se non ci fosse un domani, bisogna sapere come funzionano i social. Solo in questo modo si evita di spendere soldi in pubblicazioni “belle” ma che non servono a niente. Più che bella, la pubblicazione deve essere “giusta”.

Un pò di storia sui social

I social sono programmi nati per favorire l’aggregazione umana attraverso la condivisione di interessi comuni. Agli inizi del 2000, Mark Zuckerberg crea un sito per rimanere in contatto con i propri compagni di università (questa è una leggenda, la vera storia è leggermente diversa, ma la base è la stessa). Per iscriversi a Facebook era necessario un indirizzo mail di Harvard. Dopodiché, visto il grande interesse suscitato, per iscriversi era necessario avere un qualsiasi account di una qualsiasi università statunitense. Era elettivo, bisognava essere universitari per accedervi, il che lo poneva ad un livello culturale più alto. Dopodiché venne aperto alle masse, cosa che ne ha decretato il successo planetario.

Quasi contemporaneamente, nasceva Instagram, una app per cellulari (non raggiungibile via web) che permetteva di scattare una foto, aggiungere un filtro che la rendeva vagamente artistica, e condividerla con amici. Instagram rispondeva alla necessità di pubblicare foto, mentre su Facebook e Twitter la pubblicazioni di immagini era limitata e scomoda.

Questo è un punto fondamentale: Instagram era un social di fotografia, venivano pubblicate FOTO; non era un social di microblogging come Twitter o Facebook. Instagram era nato per fare condividere e guardare immagini. Ed è questo che lo caratterizza ancora oggi.

Vista l’esplosione di successo ottenuta da Instagram, Facebook e Twitter corsero ai ripari, implementando la funzione foto e video ed evitando l’emigrazione di utenti verso altre piattaforme.

Negli anni le idee si sono susseguite e sono nati altri social, ognuno con caratteristiche e regole precise:

  • Facebook: una sorta di diario online, che permetteva di condividere brevi messaggi o foto. In seguito è stata aperta la possibilità di creare gruppi intorno ad un certo interesse (fan di Disney, il gruppo di clienti di un certo bar…)
  • Instagram: social di fotografia. Permetteva di condividere immagini, piò o meno professionali e di seguire altre persone che fossero amanti della fotografia, o creativi che condividevano la loro vita non a parole, ma per immagini
  • Twitter: social di microblogging, permette di condividere pensieri compressi in 180 caratteri, in pratica più dei cinguettii che delle frasi
  • Blogger: piattaforma che ha portato alla creazione dei blog, un’entità a metà strada tra Facebook e un diario online
  • Pinterest: una o più grandi bacheca virtuale in cui attaccare cose che ci interessano, dalle ricette alle foto di arredamento, dalle idee di vestiti da sposa agli outfit per la discoteca, qualunque cosa
  • YouTube: apre la possibilità a chiunque abbia una videocamera e un pc di fare il regista. Si crea un video che viene visto in tempo quasi reale in tutto il mondo. Una rivoluzione, dato che prima era necessario il cinema, o quanto meno la tv, mezzi costosissimi e quasi inarrivabili

I social hanno rivoluzionato il mondo e le nostre vite

Il titolo ti sembra esagerato? I social hanno rivoluzionato il mondo, permettendo a tutti di arrivare potenzialmente a chiunque, in ogni momento. Dagli inizi del 2000 tutto è documentato con foto, video, pensieri. Quante volte hai fatto foto al piatto al ristorante? E quante volte hai condiviso l’immagine su un social? Quante foto hai fatto foto ai piatti al ristorante quando le macchine fotografiche avevano il rullino e pagavi lo sviluppo? Andavi dai tuoi amici a fargli vedere cosa avevi mangiato la sera prima? Capisci la rivoluzione?

In tutto questo, i social erano ancora cose da ragazzini, e le azienda facevano business con i commerciali, i rappresentanti ed i siti web. Con il tempo, i genitori preoccupati hanno iniziato ad aprire account Facebook per vedere cosa facessero i loro figli tutto il giorno davanti ad uno schermo, il numero di iscritti si è impennato ancora, e le aziende hanno iniziato a fiutare l’opportunità aprendo un account. Non esisteva differenza tra account aziendale ed uno privato, quindi le aziende avevano dei semplici profili privati, come chiunque altro.

I social hanno rivoluzionato anche la comunicazione aziendale

Questo piccolo passo per un’azienda, è stata un’altra rivoluzione che pochi hanno percepito: le aziende erano scesa dal loro piedistallo e cominciavano a camminare tra noi mortali. Io sono italiano, Nikon è giapponese: quanto sarebbe stato difficile per me nel 2001 prendere contatti con Nikon? Un’impresa titanica, non solo per il fatto che Nikon fosse giapponese, ma perché era un’azienda e non gli interessava venire in contatto con il cliente. Il rapporto non era 1:1, ma 1:10, l’azienda si credeva molto più importante del cliente.

Con l’apertura di un account sui social, l’azienda arrivava alla portata di chiunque, perché chiunque poteva lasciare un commento o mandare un messaggio e per mantenere buona l’immagine, all’azienda conveniva rispondere, per far vedere che aveva a cuore i suoi clienti. Forse il rapporto adesso non è nemmeno 1:1 ma 2:1; il cliente sale sul piedistallo e le aziende stano sotto, a coccolare i clienti ed a fidelizzarli.

A sua volta questo ha portato ad un cambio di immagine della gran parte delle aziende, che hanno iniziato a mettere le mani su un gran numero di dati, permettendogli di segmentare e classificare i loro followers, cosa che si rivelerà fondamentale in futuro.

Meta ha il monopolio dei social

Andiamo ad analizzare uno per uno i social principali che compongono il mercato ed alcune loro scelte. Partiamo da Facebook.

Come detto, Facebook è un sito nato per rimanere in contatto con i compagni di università, un modo per vedersi senza vedersi, condividendo cose con amici lontani: le foto delle vacanze, l’acquisto della macchina nuova, un evento particolare… cose di cui si volevano rendere partecipi anche gli amici lontani geograficamente, in modo da eliminare le distanze.

Il 2012 ha visto Facebook acquisire Instagram per un miliardo di dollari. Nel caso non vi fosse chiara l’entità di questa manovra, cerco di spiegarvela meglio: Facebook, un’azienda nata nel dormitorio di un’università, ha un potere acquisitivo tale da potersi permettere l’acquisto di una portaerei, e spende la stessa cifra per acquistare un’azienda proprietaria di una app di scambio di immagini.

In questo modo Facebook acquista l’app che più di tutte gli fa concorrenza, dato che le altre rispondevano a bisogni diversi.

Poco prima aveva fatto la sua comparsa Whatsapp, un’app che permetteva di dimenticarsi dei messaggi. Perché devo inviare (a pagamento) un SMS di 160 caratteri quando posso inviare tutti i messaggi che voglio usando internet?

Cosa c’entra Whatsapp con Facebook e Instagram?

Whatsapp non è passata in osservata, infatti già Facebook che Instagram avevano implementato delle chat interne. Perché un social di scambio di immagini ed una piattaforma di condivisione di interessi avevano introdotto delle chat?

Prima di guardare la risposta pensateci 30 secondi.

Il motivo sono… le aziende. Le aziende hanno iniziato ad investire in pubblicità sui social, e pagavano a visualizzazione (ciao ciao costi fissi di pubblicità in tv che viene mostrata, anche da chi è in bagno o chi sta dormento), ora la pubblicità viene pagata a visualizzazione il che vuol dire che più viene vista, più l’azienda paga, quindi l’obiettivo di Facebook era diventato quello di tenere online sull’app più persone possibili per più tempo possibile. Se sei su Instagram ed esci per rispondere ad un messaggio su Whatsapp, esci dall’app per leggerlo, quindi ti viene mostrata meno pubblicità, quindi Instagram guadagna meno. Stessa cosa per Facebook.

Poi, guarda caso, Meta (che all’epoca si chiamava Facebook Inc.) si è comprata pure Whatsapp.

TikTok entra in un mercato già saturo?

Nel mercato, a fianco a Facebbok e Instagram ci sono anche Reddit, LinkedIn, Google+, Tumblr, Yahoo Answer, Flickr, Foursquare, Yelp, Snapchat, MySpace e tanti altri ai quali si affianca TikTok.

Perché? E come ha fatto a sopravvivere? È un social che offre le stesse cose degli altri, perché le persone si dovrebbero spostare?

Iniziare a capire queste cose è la chiave per capire come funzionano i social. Il motivo per il quale TikTok non ha chiuso bottega venti minuti dopo la sua nascita è che, per quanto possa sembrare strano, le persone avevano bisogno di TikTok.

Facciamo un passo indietro: Su Facebook c’è gente giovane che crea album con le foto delle serate in discoteca, scrive quanto la scuola faccia schifo, quanto il professore universitario sia stupido e altre cose di poco spessore di questo tipo. Mamma apre un account per vedere che scrivono i figli, ti chiede l’amicizia, se non la accetti si incazza e pensa che tu abbia qualcosa da nascondere. Accetti e inizi a creare gli album segreti, e postare meno, alla fine le cose vengono fuori. In più mamma c’ha preso gusto, pubblica le foto delle begonie e del gatto, si diverte un sacco e parla bene di Facebook. Si iscrivono anche zia e la vicina di casa, che ogni giorno si mandano post ridicoli di cui “buongiornissimo, Kaffééé???” è solo un esempio.

Inizia l’esodo, i giovani (che sono i Millennials) si spostano massicciamente verso Instagram, dove non ci sono ancora mamma e zia, e iniziano ad usarlo come il loro social principale. Facebook perde iscritti, probabilmente pensano di comprare una portaerei e di attaccare la sede centrale di Instagram, ma poi ci ripensano e si rendono conto che con gli stessi soldi si possono comprare Instagram. Il fatturato derivante dalla pubblicità è salvo: i vecchi su Facebook, i giovani su Instagram.

TikTok e la nuova nicchia

Passano gli anni, mamma vede che non metti mai like alle foto delle sue begonie e si rende conto che stai sempre su Instagram. Apre un account anche lì. Adesso arriva la parte delicata, concentrati.

Ai Millennials frega poco che i loro genitori siano su Instagram, ormai sono grandi e vaccinati, e non possono più essere obbligati ad accettare la richiesta di contatto di mamma. Anche Instagram inizia a popolarsi di boomer, che ormai dominano incontrastati Facebook. Instagram è una terra di mezzo piena di Millennials frustrati e Boomer che avevano appena capito la differenza fra chat e commenti e che adesso devono imparare nuovamente tutto da capo. Ma, c’è un ma, nel frattempo il mondo è andato avanti, è c’è una nuova generazione che non vuole avere a che fare né con i Millennials (che ormai hanno trent’anni, quindi sono vecchi), né con i Boomers, che sono vecchi davvero e riempiono il feed di stupide frasi fatte, foto di gatti e fake news a cui abboccano come trote in un barile.

Perché TikTok è famoso tra i giovani?

Snapchat non è mai esploso davvero e la situazione è ferma. Ed ecco che, come per magia, il mercato dà al consumatore ciò di cui ha bisogno: un nuovo social, senza Millennials e Boomers, tutto nuovo e colorato solo per le nuove generazioni. Solo per loro. SOLO-PER-LORO.

Perché solo per loro? Perché viene etichettato come un social di balletti: i millennials ormai sono adulti, lavorano e hanno famiglia e non hanno tempo di star dietro a queste cose, i Boomer lo vedono come una roba da ragazzini e non gli interessa.

In pratica, su TikTok ci sono dei trend, bisogna fare sto balletto e pubblicarlo. Né ai boomers né ai millennials interessa: BOOOOOOMMMMM, TikTok è un territorio franco, solo per ragazzini.

Non poteva rimanere così per sempre, e infatti non è rimasto così.

TikTok cambia le regole dei social

Sti balletti vanno un sacco, TikTok cresce ad una velocità spaventosa, sia di iscritti che di tempo basato sulla piattaforma. Le aziende (quelle con i ragazzini come target o buyer persona) iniziano a spostare i loro investimenti su TikTok, o quanto meno a diminuire quelli su Facebook e Instagram per farne avanzare una parte per TikTok.

So che vi starete chiedendo “a che serve tutto questo spiegone sui social?”, ora ci arrivo.

Da una parte abbiamo META (Facebook Inc. ha cambiato nome, adesso si chiama Meta) che inizia a stagnare, e dall’altra abbiamo un social in crescita vertiginosa che propone brevi video di balletti (ora non è più così, sto facendo un panorama completo, sto parlando degli albori di TikTok). La parola chiave, su cui vi siete concentrati è quasi certamente “balletti”. Invece, la parola chiave sulla quale vi dovevate concentrare era “brevi video”.

Instagram lancia i Reels, brevi video VERTICALI su cui ci si può mettere tutto, non solo i balletti. Ops, scusa YouTube, i video sono verticali, la GenZ non ruota il telefono per guardare i video orizzontali, ci spiace. Le multinazionali non stanno lì a guardare: Youtube lancia “YouTube Short”, brevi video verticali che sono come i Reels, che sono come i TikTok.

I social oggi

Arriviamo ai giorni nostri, in cui abbiamo i social come li conosciamo oggi. Questi social hanno regole chiare, il punto è tutto qui. Mi serviva fare un’introduzione seria per arrivare a questo. Cose nate 30 anni fa, che hanno visto lavorare migliaia di persone ed un giro di soldi di centinaia di miliardi in 30 anni non sono stupidaggini, sono società, che creano prodotti, e questi prodotti hanno regole. Se si vuole giocare a questo gioco si può fare, ma per avere anche solo una minima possibilità di vincere, bisogna conoscere le regole.

Queste regole poi, sono anche diverse per privati e aziende. Per le aziende perdere è molto facile, per i privati è quasi sicuro, ma non ci sono soldi in ballo, quindi la sconfitta fa meno male.

Cosa ci si gioca però non l’ho ancora detto. Ci si gioca la visibilità, e la reputazione. Nel caso vi possa sembrare poco, chiedetevi quanto sia importante la visibilità per un’azienda (si chiede al grafico di fare il logo sempre più grande, si spendono migliaia di euro in pubblicità solo per avere visibilità). E la reputazione è l’altra fondamentale posta in gioco.

No, sui social non si vende. O almeno, difficilmente le aziende vendono, nonostante siano stati creati degli shop. Soprattutto le aziende B2B non vendono. Quindi a che servono i social?

I social servono a raccontare e intrattenere. Che possono essere sinonimi o possono non esserlo. Come lo sono stati i panfletti e i libri nell’800, la radio nei primi del ‘900, la tv a metà del ‘900 i social sono lo strumento di divulgazione di questo momento. Raccontano cose, intrattengono.

Pensate a voi stessi. Sarà capitato che stavate scrollando Instagram mentre eravate davanti alla tv. Cosa stavate facendo, guardando la tv o guardando Instagram? Nessuna delle due, eravate sconcentrati su entrambi: non avete capito niente del film in tv e continuavate a scrollare Instagram alla ricerca di qualcosa. Che cosa? Boh.

Te la spiego ancora più facile: a nessuno frega una sega della tua azienda, le persone sono su Instagram per intrattenimento. Puoi anche vendere giunti in piombo per il settore idraulico (una roba di nicchia B2B che più di nicchia non si può) ma se fai dei video che intrattengono, avrai migliaia di followers. A che serve?

A fare brand awarness: la maggior parte dei tuoi followers non sono  in target, ma se un giorno, uno di questi, per una qualsiasi ragione, dovesse aver bisogno di un giunto in piombo, il primo nome che gli verrà in mente sarà il tuo. Inoltre, essere conosciuti da tutti, anche da chi non è in target, non fa altro che rafforzare l’immagine aziendale. Ti pare poco? Quante persone conosci che posseggono una ruspa? Probabilmente nessuna. Quante volte hai pensato di dover comprare una ruspa? Probabilmente nessuna. Quante volte sei andato da un concessionario di ruspe? Nessuna. Eppure Caterpillar la conosci, eh?

Capisci dove voglio arrivare?