Illustrazione digitale che raffigura quattro professionisti in abiti moderni che condividono contenuti su dispositivi digitali, rappresentando il concetto di comunicazione aziendale efficace su LinkedIn.

Al contrario di ciò che tutti pensano in tutte le aziende, la comunicazione non è solo compito del marketing, anche i dipendenti devono dare il loro contributo. Spesso la fanno inconsapevolmente. Se non lo fanno, bisogna farglielo fare.

Mettiamola così: se i tuoi collaboratori non condividono i contenuti aziendali (sia quelli fatti da loro, sia quelli fatti dall’ufficio marketing), soprattutto su Linkedin, non è perché non ci tengono. È perché non gli hai spiegato perché dovrebbero. E soprattutto, non gli hai dato gli strumenti giusti per farlo bene.

Oppure il tuo marketing manager o brand manager non è mai riuscito a far capire al resto dei collaboratori quanto questo sia importante (anche per loro). Ma tu, hai mai pensato di chiedere a lui un feedback su di loro? Sul perché, secondo il tuo marketing manager, nella tua azienda collaborare con il marketing sembra sempre una gentile concessione e mai una responsabilità di tutto il team?

Se poi pensi che questa gentile concessione debba avvenire “ingraziandosi” i colleghi con brioches, pizze e dolcetti, leggi questo post.

La comunicazione aziendale è una questione aziendale, non un problema del reparto marketing

Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione non è più (solo) un affare da brand manager chiuso nel suo ufficio con i funnel sulla lavagnetta. È diventata una questione di persone, di facce vere, di nomi e cognomi che pubblicano post su LinkedIn, scrivono commenti, partecipano alle conversazioni. Le aziende che crescono sono quelle che sanno attivare i propri dipendenti come ambasciatori del brand.

Ma attenzione: non sto parlando di forzarli a fare i megafoni aziendali limitandosi a condividere il post pubblicato dal digital specialist o dall’agenzia di turno. Quella è propaganda. Qui parliamo di comunicazione aziendale sana, vera, fatta da persone reali che credono in quello che fanno.

Io credo in quello che faccio, e lo condivido pieno di orgoglio sul mio profilo Linkedin e sui miei social; se gli altri non fanno lo stesso, un po’ mi fa pensare che non credono tanto in ciò che fanno. Magari non vogliono condividere il loro lavoro su social su cui parlano d’altro, tipo Instagram, ma non voler condividere il loro lavoro su un social di lavoro come Linkedin… mi fa pensare.

Tra l’altro, questo danneggia anche loro stessi: non basta più un curriculum per cambiare lavoro, le aziende prima di assumere cercano sui social, e chi ha un personal brand forte, ovviamente ha più opportunità. Ma un personal brand non si costruisce dalla sera alla mattina, quando ormai è troppo tardi. Un buon personal brand si costruisce nel corso degli anni, con la costante creazione di contenuti.

Non basta “condividere i post della pagina”.

Lo so cosa stai pensando: “Ma noi pubblichiamo sempre bei contenuti, e invitiamo tutti i dipendenti a condividerli! 

Perfetto. E quanti clic portano? Quante conversazioni generano? Quanta brand awareness reale creano, fuori dalla solita bolla? Risposta breve: pochissimi.

Perché i post condivisi in automatico, senza un contesto personale, non valgono niente. Certo, se non viene aggiunta una opinione personale, le impression si sommano a quelle della pubblicazione principale, ma quello che hai ottenuto è solo un numero più alto di impression; cosa ti ha portato? Niente. Il pubblico li annusa da un chilometro: sembrano tutti usciti dallo stesso stampino (e spesso lo sono). E quindi li ignora.

Ti serve molto di più. Ti serve un sistema che aiuti i dipendenti a diventare parte attiva della comunicazione aziendale. Che li trasformi in alleati, non in mere casse di risonanza passive.

La verità è che non si sentono coinvolti nella comunicazione aziendale

Se le persone non condividono i contenuti dell’azienda, è perché non si riconoscono nel modo in cui comunichi.

Spesso la comunicazione corporate è fredda, formale, autoreferenziale. Racconta il brand come se fosse una multinazionale del 1999. E le persone, giustamente, pensano: “Sì ok, bello il tone of voice patinato ed elegante… ma non sono io.”

Risultato? Nessuna condivisione. Nessuna amplificazione. Nessun effetto moltiplicatore.

E quindi, tu  (brand manager, digital strategist, social media manager) stai buttando via un’occasione d’oro: quella di trasformare ogni dipendente o collaboratore in un touchpoint credibile, autorevole, autentico. Mentre loro, i dipendenti, stanno perdendo l’occasione di mostrare il loro lavoro e costruire il loro personal brand.

Un progetto è terminato? Belli i complimenti nella chat aziendale. Ottime le pacche sulla spalla alla macchinetta del caffè. Ma se tu, dipendente, condividi i post aziendali sul progetto terminato, mettendoci del tuo, e descrivendo quale è stato il tuo ruolo nel completamento del progetto, quali difficoltà hai incontrato, e come le hai risolte, hai dato una bella mano alla sana condivisione di una sana comunicazione aziendale e hai anche messo un bel mattoncino della costruzione del tuo personal brand.

Un domani, quando cercherai un altro lavoro, ecco che tutti questi mattoncini verranno visti dal recruiter che capirà molto meglio cosa facessi nel precedente impiego, oltre alla job title di 7 parole in inglese che nessuno capisce.

Le aziende che comunicano bene dall’interno, si raccontano meglio all’esterno

Secondo il 2023 Edelman Trust Barometer Special Report: Trust at Work, i dipendenti tendono a fidarsi maggiormente dei loro colleghi rispetto ai CEO o ai dirigenti di alto livello. In particolare, il rapporto evidenzia che la fiducia diminuisce man mano che si sale nella gerarchia aziendale, con i colleghi considerati fonti di informazione più affidabili rispetto ai leader aziendali.

Puoi consultare il report completo cliccando qui.

Questo dato sottolinea l’importanza di coinvolgere i dipendenti nella comunicazione aziendale, poiché la loro voce è percepita come più autentica e credibile rispetto a quella dei vertici aziendali.

In altre parole, ogni tuo collega ha un potere comunicativo. Ma se non lo accendi, se non lo formi, se non lo metti nelle condizioni di esprimersi, quel potere resta dormiente, e magari verrà sfruttato dal prossimo datore di lavoro del tuo ex dipendente (le persone non hanno le radici, oggi sono da te, domani chissà).

Non facendolo, il dipendente non compie un semplice atto, che richiede pochi minuti, ma che ha una grande impatto sulla comunicazione dell’azienda. Da parte sue, il dipendente, perde una possibilità di costruire il proprio personal brand.

Certo, chi è furbo si dà una svegliata e inizia a costruire il proprio personal brand il prima possibile. I recruiter sono là fuori a cercare talenti, e si sa che in Italia il job hopping è la miglior maniera per aumentare il proprio stipendio.

Grafico di Edelman riguardante le fonti di fiducia dei dipendenti. Come migliorare la comunicazione aziendale dei dipendenti su Linkedin.

Il grafico di Edelman, I media dei datori di lavoro sono i più credibili, più delle informazioni governative o di qualsiasi altro media Percentuale di dipendenti che credono automaticamente alle informazioni provenienti da ciascuna fonte, o dopo averle viste due o meno volte

Cosa puoi fare (subito) per coinvolgere i tuoi dipendenti nella comunicazione aziendale

Qui entriamo nel pratico. Ecco una piccola guida per trasformare le persone in ambasciatori efficaci, e non solo in testimoni dormienti:

1. Smettila di parlare solo di “valori” e inizia a mostrarli

Non serve scrivere ovunque che siete “innovativi”, “dinamici” e “attenti alle persone”. Lo dicono tutti, non significa nulla.

Inizia a raccontare storie vere. Progetti. Sfide. Errori. Trasforma ogni attività in un racconto che mostra chi siete, senza bisogno di proclamarlo.

2. Crea contenuti che possano essere personalizzati

Non basta mandare ai collaboratori il link da condividere. Aiuta le persone a trovare il loro punto di vista su quel contenuto.

Esempio: se pubblichi un case study, suggerisci a chi ci ha lavorato di raccontare “cosa ha imparato dal progetto”. Se esce una nuova iniziativa HR, lascia spazio per dire “perché secondo me questa cosa fa la differenza”.

3. Fai formazione. Davvero.

Non tutti sanno usare bene LinkedIn. Non tutti capiscono le regole implicite della comunicazione digitale.

Fai un workshop. Un’ora al mese. Chiamalo “Comunicazione personale nel digital marketing”. Spiega cosa funziona e cosa no. Come si scrive un post valido. Come costruire un tone of voice coerente. Cosa significa essere brand manager di sé stessi all’interno di una strategia più grande.

4. Dai il buon esempio dall’alto

Se i leader non pubblicano mai niente, se l’amministratore delegato ha ancora la foto profilo grigia, se il management è un fantasma, non puoi aspettarti che gli altri facciano il contrario.

La cultura della condivisione inizia dal vertice, sempre.

5. Celebra chi comunica bene

Quando qualcuno pubblica un bel post, che funziona, che racconta bene l’azienda… fallo notare. Mandalo nella newsletter interna. Fagli i complimenti davanti a tutti.

Perché comunicare bene è un lavoro. E come ogni lavoro, merita riconoscimento.

Sì, ma non forzare nessuno

Ultimo punto, fondamentale: nessuno dev’essere obbligato a condividere contenuti aziendali. Il profilo Linkedin del dipendente è PERSONALE, ci può pubblicare quello che vuole, sta a te fargli capire quanto è importante pubblicare contenuti riguardanti l’azienda in cui lavora. Se poi non lo fa, magari non è davvero interessato all’azienda, e per lui è solo un modo di portare soldi a casa, senza nessun coinvolgimento emotivo.

Non è una “nuova policy”, non è un “dovere”. È un’opportunità. E come ogni opportunità, funziona solo se è genuina.

Le persone devono poter dire: “Questa cosa la condivido perché mi rappresenta. Perché mi piace. Perché ha senso.” Non perché gliel’ha chiesto il capo reparto con la faccia seria.

Illustrazione di un dipendente soddisfatto e contento del proprio lavoro che pubblica su Linkedin per favorire la comunicazione aziendale.

In conclusione: la comunicazione è una questione di cultura aziendale, non solo tecnica

Se vuoi che le persone condividano contenuti, devono sentirsi parte di un progetto più grande. Devono percepire che la loro voce conta. Che non stanno solo aiutando “l’azienda”, ma che stanno raccontando qualcosa di cui anche loro sono orgogliosi.

Questa è la vera rivoluzione nella comunicazione aziendale. Ed è qui che un buon brand manager, un buon professionista del digital marketing, può fare la differenza.

Le aziende che sapranno attivare il potenziale comunicativo delle persone che hanno già in casa… vinceranno la battaglia dell’attenzione. Tutte le altre, continueranno a inseguire like con post senz’anima, credendo che “i loro prodotti parlino per loro”.

Parola di brand strategist e persona stufa di leggere comunicati stampa travestiti da post.