Ho investito un sacco di tempo a tenere aggiornato il mio curriculum, cercando di mantenerlo “alla moda”, ovvero al passo con i tempi ed alle richieste dei recruiter: prima dovevi avere il curriculum Europass altrimenti non era professionale; adesso se hai un curriculum Europass sei un pirla devi avere un curriculum personalizzato; il curriculum “normale” non basta più, devi avere anche un curriculum “creativo”.

Però, a me sto curriculum non è che mi sia servito più di tanto. La differenza l’hanno fatta i miei social. Hai presente quelle piattaforme per ragazzini che servono a perdere tempo? Bravo boomer, quelle lì, a me m’hanno fatto lavorare.

  • “Abbiamo visto i tuoi social: foto su Instagram, video su YouTube, due siti… abbiamo pensato ‘questo non si ferma mai'”

    [cit. titolare di azienda che poi mi ha assunto]

  • ” Ma tu cosa sai fare? Aspetta rispondo io: ho visto il tuo account Instagram e sei bravissimo a fare foto; ho visto alcuni tuoi video su YouTube e sai fare anche video… poi?”

    [cit. altro titolare di azienda che poi mi ha assunto]

LUn personal branding efficace è più importante del curriculum

Questi sono solo due esempi, ma ne ho molti altri, simili, che hanno portato i miei social a spianarmi la strada per lavorare, alcuni anche solo per collaborazioni o progetti a termine (tipo sfilate, eventi…), non solo assunzioni.

Tutto questo per dire che più il tempo passa, più l’era digitale in cui viviamo diventa sempre più digitale e la definizione tradizionale di curriculum vitae sta subendo una metamorfosi significativa. Un tempo, il curriculum era il documento principe per presentare le proprie esperienze lavorative, competenze e istruzione. Tuttavia, con l’avvento dei social media (ma anche delle piattaforme online per il lavoro) ciò che definisce il nostro “curriculum” è in fase di trasformazione.

L’importanza del curriculum tradizionale non può ancora essere ignorata, però. Ancora oggi, svolge un ruolo essenziale quando si tratta di candidarsi per molte posizioni lavorative. Secondo me per abitudine: il curriculum lo devi avere perché così abbiamo fatto negli ultimi 50 anni e così andiamo avanti. Ma secondo me oggi si apre uno scenario duplice:

  • lavori creativi: un portfolio online è praticamente obligatorio, ed il curriculum raccoglie solo nomi di aziende con cui si ha lavorato prima e dati personali.
  • lavori non creativi: “nessuno assume un operaio specializzato o un tecnico di laboratorio per le sue foto su Instagram” pensi tu. No. Spè… sicuro?

Anche in questo caso Instagram può avere un ruolo determinante. Prendiamo per esempio l’operaio specializzato. Tizio lavora per una azienda e fa il montatore. Ogni volta che monta un’apparecchiatura industriale fa qualche foto delle varie fasi di montaggio e le mette su Instagram. Il recruiter ha la prova dell’esperienza dell’operaio e del genere di attività alla quale si è occupato nel suo precedente impiego.

Quindi possiamo dire che il curriculum non è più il re del processo di ricerca di lavoro, ma si è passati ad un regime di monarchia parlamentare in cui il curriculum svolge ancora un ruolo, ma è mitigato e coadiuvato da altri soggetti come social, sito, profilo Linkedin… la base del personal branding, appunto.

Il motivo di questa trasformazione risiede nell’evoluzione delle pratiche di reclutamento e nell’approccio alla valutazione dei candidati. I datori di lavoro stanno sempre più esplorando le piattaforme online per ottenere una visione più completa dei potenziali candidati. Nel bene e nel male. Se hai Facebook “aperto”, basta cercare il tuo nome per vedere che ogni sabato sera finisci in una rissa in un pub. Ecco, se non stai cercando lavoro in Scozia non fai una bella figura.

Nel bene, invece, se sul tuo profilo Facebook si vede che fai volontariato, che il tuo passatempo è lo sport e l’artigianato… ecco, dai un’idea diversa di te che comunque “fa brodo” e aiuta a capire che persona si ha davanti.  In questo contesto, il profilo LinkedIn, un sito web personale o il coinvolgimento attivo sui social media possono diventare altrettanto cruciali quanto un curriculum ben fatto.

Il curriculum digitale è meglio?

Ma quali sono i fattori che rendono queste nuove forme di presentazione professionale così rilevanti?

1. Visibilità e Accessibilità: I profili online consentono ai professionisti di essere facilmente trovati dai reclutatori e dai potenziali datori di lavoro. Mentre un curriculum tradizionale può essere inviato solo a specifiche posizioni, un profilo online è accessibile a chiunque cerchi talenti nel settore. “Basta” fare un buon lavoro di SEO

2. Contesto e Personalità: I profili online offrono agli individui l’opportunità di condividere non solo le loro esperienze lavorative e istruzione, ma anche la loro personalità, passioni e interessi. Questo contesto aggiuntivo fornisce agli acquirenti di talenti una visione più completa della persona dietro al curriculum.

3. Aggiornamento Costante: Mentre il curriculum tradizionale è statico e richiede aggiornamenti periodici, i profili online possono essere aggiornati in tempo reale. Ciò consente ai professionisti di evidenziare immediatamente nuove competenze, progetti o esperienze lavorative.

Tuttavia, ciò non significa che il curriculum abbia perso completamente la sua importanza. Piuttosto, si è evoluto in un contesto in cui il digitale gioca un ruolo predominante. Un curriculum ben strutturato può ancora fare la differenza nel processo di selezione, specialmente quando è supportato da una forte presenza online.

Conclusioni

Per concludere, secondo me e in base alla mia esperienza, l’era dei social media ha ampliato il concetto di curriculum, trasformandolo da un documento cartaceo statico a un’entità dinamica e multiforme. Quelle due pagine di carta sono una parte di te e della tua esperienza lavorativa, poi c’è tutto il resto.

Boh, che ne pensate? Ditemi.

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