Il diaframma è un insieme di lamelle, all’interno dell’obiettivo della macchina fotografica; casualmente, il logo di questo blog (quello bianco) sono proprio le lamelle del diaframma stilizzate. Queste lamelle sono messe in modo da costituire un forellino non rotondo perfettamente ma esagonale o nonagonale (esiste, ho controllato su Google) a seconda del numero di lamelle. L’apertura del diaframma si esprime con f seguita da numeri, tipo f1.4, f3,5.
L’apertura del diaframma si esprime come una frazione della longitudine focale. Una frazione de che su cosa??
Allora, tu hai il tuo obiettivo, che diciamo è un 100mm aperto ad f2. Ecco, il diaframma è aperto di 50mm. Se sulla macchina fotografica giri l’apposita rotella per regolare il diaframma, e lo chiudi a f8, la dimensione del diaframma è 100/8, quindi 12,5 mm. Ora capirai che un buco di 50mm è più grande di un buco di 12,5mm, quindi a f2 il diaframma è più aperto, e permette di far entrare più luce, a f8 il diaframma è più chiuso, quindi permette di far entrare meno luce.
Quindi il diaframma compie una funzione fondamentale all’interno dell’obiettivo, stabilendo quanta luce deve raggiungere il sensore. Dato che sappiamo che più luce raggiunge il sensore, meglio è (soprattutto quando luce ce n’è poca), più si tiene il diaframma aperto meglio è?! Come al solito, dipende.
La maggiore o minore apertura del diaframma comporta delle conseguenze, fondamentalmente tre:
- profondità di campo
- nitidezza
- diffrazione
La profondità di campo è la quantità di spazio, davanti alla tua machina fotografica, che apparirà a fuoco nell’immagine. Per esempio nell’immagine dei cubi per bambini in basso, a f2 si vede a fuoco solo il primo cubo, mentre a f11 si vedono a fuoco tutti i cubi. Altro esempio: faccio una foto ad una persona, dietro di lei c’è un fiume ed oltre il fiume c’è una città. A f2 sarà a fuoco solo la persona, mentre fiume e città saranno sfuocati (profondità di campo ridotta). A f11, avrà a fuoco sia la persona, sia la città (profondità di campo elevata).

Fonte immagine: qui
Le conclusioni arrivano da sole, se vuoi fare una foto con lo sfondo sfuocato per far risaltare il soggetto devi tenere il diaframma aperto (per esempio per i ritratti); se vuoi che tutto ciò che c’è nella foto sia a fuoco, devi chiudere il diaframma.
Facile? Si, ma da tale scelta derivano delle conseguenze:
Nitidezza: a diaframma molto aperto la nitidezza (soprattutto ai bordi dell’immagine) è minore (più o meno minore, dipende dall’obiettivo). Questo problema si risolve in due modi: chiudendo un po’ il diaframma (ho detto un po’!!! Se lo chiudi troppo si verifica diffrazione, leggi oltre); comprando un obiettivo qualitativamente migliore. Questi, infatti, sono costruiti in modo da garantire maggiore nitidezza, soprattutto ai bordi dell’immagine, dove di solito si verifica il maggiore calo di nitidezza. Per ogni obiettivo esistono dei grafici che mostrano la il valore di nitidezza per ciascuna apertura, sia al centro, che ai bordi dell’immagine. Giusto per fare un esempio vi metto il grafico di un obiettivo Nikon, il AF-P DX 18-66 f3.5-5.6 G VR obiettivo dal piuttosto ridotto.

Fonte grafico: NPhotography n. 98
Come si può vedere dal grafico a sinistra, la nitidezza è compresa tra 1000 e 1500 circa alla focale più corte ed alla apertura massima del diaframma. Si ha la nitidezza maggiore alla focale di 18mm, con apertura diaframma 5.6. La nitidezza crolla drasticamente chiudendo il diaframma a f22. A sinistra (o in alto se leggete questo post dal telefono) il link Amazon per saperne di più sull’obiettivo, se non lo vedete, disattivate ad-block.
Altro esempio, un obiettivo migliore, il Nikon Z 24-70 f4:

Fonte grafico: NPhotography n. 98
Sebbene l’obiettivo sia molto migliore in termini di nitidezza rispetto a quello sopra (qui i valori di nitidezza superano i 2500, l’altro era compreso tra 1000 e 1500), si può notare anche in questo caso che la nitidezza maggiore si ha alla focale di 50mm con apertura del diaframma a f4.5, mentre c’è un vistoso decadimento della nitidezza a tutte le focali man mano che si chiude il diaframma.
Morale: in generale (molto in generale), la nitidezza diminuisce sempre all’aumentare del numero f (a f22 c’è meno nitidezza che ad f8); mentre per le aperture elevate solitamente (ripeto, dipende sempre dall’obiettivo, ma solitamente) c’è meno nitidezza ad aperture elevate (f1.2; f1.4).
la bravura sta nel trovare il compromesso, conoscendo la propria attrezzatura.
Diffrazione: la diffrazione è il fenomeno per il quale la luce, passando attraverso un foro, viene deviata maggiormente al diminuire della dimensione del foro. In pratica, quando il diaframma è aperto a f2 per esempio, la luce giunge al diaframma e lo supera, passando (passatemi il termine) dritta. Chiudendo il diaframma a f22, il diaframma crea un foro piccolissimo: quando la luce arriva, viene deviata verso l’esterno.
Ecco perché si consiglia sempre di non chiudere il diaframma oltre f11. Ovviamente, anche questo, dipende. Infatti, chiudendo il diaframma a f16 o f22, e facendo una foto di sera a qualcosa di luminoso, come un macchina, un edificio dei lampioni e cose così, le luci creeranno dei raggi che vanno dal centro, alla periferia della fonte luminosa, proprio a causa della diffrazione. In questo caso, l’effetto potrebbe essere anche cercato e voluto dal fotografo, per conferire un tocco personale all’immagine.


Come si può osservare dai due grafici qui sopra (fatti in 13 secondi con il primo foglio di carta che ho trovato), con le lamelle del diaframma (rappresentate da A e B) aperte, la luce passa con una deviazione minima (schema a sinistra).
Chiudendo il diaframma (ovvero avvicinando le lamelle A e B) il foro sarà più piccolo, e la luce verrà deviata in modo maggiore.
Un modo per avere una foto correttamente esposta, senza variare velocità dell’otturatore e apertura del diaframma, è aumentare il numero ISO. Cos’è? Clicca qui.
Spero di essere stato chiaro, se avete dubbi o domande, scrivete.
Cià

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